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26 marzo 2014

Fermiamo l’invasione delle auto!

Le sole vetture dei torinesi se messe in fila occuperebbero il percorso da Torino a Istanbul. Per il parcheggio dei residenti e pendolari necessario uno spazio quanto il Parco di Yellowstone.

Ferme immobili per il 90% del tempo e fumanti per il resto della giornata. Sono le 680.883 auto di proprietà sotto la Mole. Una distesa di lamiere –messe in fila occupano il percorso da Torino a Istanbul– che toglie spazio, bellezza e aria pulita ai torinesi. Se a queste aggiungiamo poi i 240 mila pendolari automobilisti che ogni giorno entrano in città soltanto per il parcheggio delle autovetture si occupa una superficie grande di oltre 9 milioni di metri quadrati, più grande praticamente del Parco di Yellowstone.

Con un flash mob in corso Vittorio davanti alla stazione di Porta Nuova, in collaborazione con Arc18, abbiamo acceso i riflettori proprio sull’occupazione dello spazio pubblico da parte delle automobili. L’iniziativa è stata realizzata in concomitanza con l’arrivo in città del Treno Verde 2014, che conclude a Torino il suo viaggio di due mesi lungo l’Italia per informare, sensibilizzare e promuovere tra i cittadini le buone pratiche per una mobilità sostenibile e per l’abbattimento delle polveri inquinanti, in sosta fino a venerdì 28 marzo, al binario 1 della stazione Porta Nuova.

“Le auto continuano a sottrarre spazio alla bellezza del nostro centro storico e alla qualità di vita dei torinesi. Se il desiderio di tutti è vivere in una città senza smog, più bella e vivibile, uno dei passi fondamentali è restituire lo spazio pubblico a pedoni, biciclette e trasporto pubblico -dichiara Federico Vozza, presidente del circolo Molecola di Legambiente-. Qualcosa negli ultimi anni è stato fatto ma siamo ancora molto distanti dalla realizzazione dell’idea dello stesso sindaco Fassino di trasformare il centro storico in una grande area pedonale, da replicare poi nei singoli quartieri. Saremmo sciocchi e poco smart se decidessimo di continuare a sacrificare i luoghi più belli della città, le nostre piazze, i nostri monumenti, a garage di lusso o alla sosta selvaggia. E’ necessario al più presto abbracciare un altro tipo di mobilità a basso tasso di motorizzazione e con alti livelli di efficienza e soddisfazione, che restituisca gli spazi pubblici alle relazioni sociali e li renda più sicuri e salutari”.

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