Mole creativa

“La creatività come motore di rigenerazione urbana”. Il messaggio scelto dall’associazione Urbe per presentare la sua ultima creatura esprime efficacemente la filosofia che ha mosso a Torino la rinascita di diverse aree colpite dalla deindustrializzazione e dal degrado.

Nespoon al Bunker (foto di Garu-Garu)

Un tratto comune a tante trasformazioni partite dal basso, dall’associazionismo e dall’iniziativa di privati lungimiranti, che negli ultimi anni hanno fatto sentire i torinesi un po’ più vicini a Berlino. Si chiama Bunker l’ultimo spazio reinventato in città: all’interno di un ex stabilimento che fabbricava molle hanno trovato ospitalità performance circensi e teatrali, dj e live set, interventi di street art e light painting. Se avete in programma una gita sotto la Mole rimarrete però delusi: l’esperienza promossa nel popolare quartiere di Barriera di Milano si è conclusa a fine settembre dopo tre mesi di intensa attività. Proprio com’era avvenuto un anno fa per la Fabbrica di via Foggia. La caratteristica degli interventi promossi da Urbe è infatti proprio quella di inserirsi nella parentesi tra la vecchia destinazione d’uso e la futura trasformazione, parentesi che spesso coincide con il non utilizzo: “Bunker pone il tema della rifunzionalizzazione temporanea come questione di interesse collettivo, in grado di restituire alla cittadinanza spazi residuali, creare nuove piazze pubbliche itineranti, rafforzare le relazioni sociali che ristrutturano spontaneamente le aree urbane dismesse e le trasformano in luoghi vissuti”. Un esercizio creativo che sembra suggerire per l’area un futuro diverso dall’aumento di cubature previsto dalla controversa Variante 200.

Btoy al Bunker (foto di Marcello Goggio)

Urbe è solo una delle tante realtà associative che contribuiscono a far riscoprire e rivivere ai torinesi (e non solo) una serie di luoghi fino a poco tempo fa considerati marginali. Un’altra di queste esperienze è la rassegna Paratissima. Proprio in questi giorni, dal 7 all’11 novembre, si svolge l’ottava edizione di quella che in pochi anni, da manifestazione off della fiera internazionale di arte contemporanea Artissima, si è affermata come evento di riferimento per tanti giovani artisti, creativi, fotografi, illustratori, stilisti, scrittori, registi e designer che non sono ancora entrati nel circuito ufficiale dell’arte, ma anche per artisti affermati che decidono di sperimentarsi in un contesto inusuale. L’iniziativa fonda infatti le proprie radici a San Salvario, quartiere separato dal centro storico soltanto da corso Vittorio Emanuele II ma che per diversi anni ha portato con sé l’etichetta di zona problematica ed inaccessibile e che oggi vive invece una piena rinascita. Fin dalla prima edizione il Gruppo Para e l’associazione Ylda hanno fatto sì che Paratissima diventasse occasione di animazione territoriale trasformando strade, negozi, spazi sfitti e scuole del quartiere in una miriade di location espositive. Il carattere informale e aperto dell’iniziativa è stato premiato da un grande, e piuttosto inaspettato, successo di pubblico e di addetti ai lavori (nelle ultime edizioni si sono registrate circa 80 mila presenze e più di 500 artisti), tanto che il Politecnico di Torino è arrivato a dimostrare come eventi dal carattere non istituzionale come questo contribuiscano a rafforzare maggiormente il senso di appartenenza alla comunità e ai suoi spazi rispetto a quelle promosse con approccio top-down. E’ partendo proprio da questa convinzione che il Comune di Torino quest’anno ha corteggiato –con successo- gli organizzatori di Paratissima affinché spostassero il baricentro della manifestazione sotto le arcate dell’ex Villaggio Olimpico di via Giordano Bruno, struttura in completo stato di abbandono dalle giornate a cinque cerchi del 2006.

“Una Torino finalmente policentrica, dove le testimonianze artistiche del passato e dell’oggi si affiancano a un tessuto culturale sempre più diffuso sul territorio; una città dove il loisir è altrettanto diffuso, dove shopping e buona tavola, intrattenimento e spettacolo alto non si concentrano in un quadrilatero centrale, ma si diramano costituendo nell’insieme una straordinaria rete di opportunità, che poche altre città italiane sono in grado di offrire”. Gabriele Ferraris, direttore di Torino Sette (indispensabile agenda settimanale allegata ogni venerdì all’edizione torinese de La Stampa), introduce così “L’altra Torino”, ovvero una guida alternativa della città che propone percorsi in tutti i quartieri ad esclusione del centro storico. Ed è proprio attraverso la carrellata di immagini e racconti sui “24 centri fuori dal centro” che si ha la misura della vitalità artistica e culturale delle periferie di Torino. Se è vero che le stesse istituzioni del salotto della città (Circolo dei Lettori, MiTo Settembre Musica, Salone del Libro) hanno iniziato a far tappa nei quartieri scoprendo nuovi spazi e pubblico, sono però le esperienze nate nelle singole circoscrizioni a diventare punto di riferimento stabile per i residenti. E’ il caso di alcune strutture recuperate e date in gestione ad associazioni locali che hanno risposto efficacemente all’esigenza di “piazza del quartiere”: dalla Casa nel Parco Colonnetti con le sue cene popolari e il cinema all’aperto, alla Cascina Roccafranca di Mirafiori dov’è nato il più ampio gruppo di acquisto solidale della città, passando dalla ex Cartiera di via Fossano trasformata in spazio per la creatività e il protagonismo giovanile, per arrivare ai Bagni Pubblici di via Agliè dove a settembre si sono alternati un concerto d’archi ad una giornata dedicata al rito collettivo della ‘pummarola…

Creatività che cambia in alcuni casi il paesaggio urbano e influenza indelebilmente le scelte urbanistiche della città. E’ il caso di Largo Saluzzo e delle sue misteriose sedie blu. Un paio d’anni fa fecero la loro comparsa nella piccola piazza di San Salvario e, nonostante l’apprezzamento di chi da tempo lamentava l’assenza di sedute, vennero rimosse in quanto abusive e perché, secondo alcuni, avrebbero favorito il “bivacco”. Le sedie tornarono rapidamente al loro posto per volere popolare e oggi si trovano in compagnia di altri arredi autoprodotti, con la promessa da parte di Comune e Circoscrizione di pedonalizzare la piazza.

Articolo pubblicato sul numero di novembre 2012 de La Nuova Ecologia, all’interno del dossier “Territori di valore”.

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One Comment to “Mole creativa”

  1. Your own blog post, “Mole creativa | Molecola – Circolo Legambiente Torino” was truly
    worth commenting on! Merely needed to mention you really did a remarkable job.
    Thanks a lot -Michell

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