Sgombero del presidio No Tav

Il braccio meccanico passa a pochi centimetri dalle teste dei manifestanti che vogliono bloccare l’area del futuro cantiere. Il braccio meccanico è il segno della presenza del comando, rintanato nelle gallerie dell’autostrada. Questa specie di tenaglia è pesantemente incurante dei corpi dei No Tav. In questa tersa mattinata di giugno l’attenzione è focalizzata su questo mezzo utilizzato per radere – fisicamente, ma non solo – le tracce del dissenso.

Da un lato dei corpi e dei cervelli che decidono di costruire un percorso di lotta e di creazione di un terreno comune e dall’altro l’arroganza di chi usa la tecnica con violenza. Sembra strano pensare che dentro questo mezzo ci sia un operaio che compie il suo “onesto” lavoro e nella cabina è più attento agli ordini dati da un poliziotto rispetto alle teste che per più di un’ora sfiora. La stessa polizia, del resto, compie con “perizia” e “professionalità” il suo “onesto” lavoro, così elogiato nelle dichiarazioni ufficiali. Ma cosa significa onesto lavoro? Diventare uno strumento in mano alla logica del profitto, così che tra il braccio meccanico e il manganello e il lacrimogeno e lo stesso operaio e poliziotto non ci sia alcuna differenza. A ciò, poco importa se lo chiamiamo lavoro o meno, si oppone un’altra logica e un’altra pratica che fa del reale interesse di tutti il proprio metro di valutazione. Ecco, questo è quello che emerge dall’incontro con il presidio della Maddalena. Non è in gioco solo la Tav, ma è in discussione il tipo di paese e d’Europa che vogliamo. Si è di molte miglia distanti dall’idea di un gruppo di irriducibili che non vogliono sentir ragione e che cercano lo scontro ad ogni costo. Qui la critica del presente non è fine a se stessa, ma è la via per costruire un nuovo futuro che non sia soggetto alle ragioni del profitto. Da quest’ottica, che differenza c’è tra la lotta No Tav e coloro che si sono mobilitati per affermare il proprio dissenso al nucleare? Che differenza c’è tra un’azienda che sventra un territorio con un’opera inutile e costosa e un’altra che costruisce una centrale nucleare senza tener conto delle scorie e dei rischi per la salute dei cittadini? Qui si parla di profitto. Un onesto lavoro, evidentemente. Un onesto lavoro che non ammette come contropartita alcuna critica. Un onesto lavoro che esige la totale adesione ad un progetto di sistematica distruzione e sfruttamento dei territori e delle stesse persone. A ciò è giusto contrapporre un altro agire, che ha come punto centrale la difesa e l’ampliamento dei beni comuni. Tutto il resto è la cronaca di un ennesimo atto militare, di un ennesimo territorio violentato, di un’ulteriore rottura con il tempo delle nostre vite.

P. Greco

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