Avigliana: stop al treno delle scorie

È una bella serata, anche se c’è stata della pioggia. Fa caldo e si sta con il maglione leggero. È una domenica come altre: le famiglie tornano dalla gita fuori porta e prendono un trancio di pizza sotto casa. Sembra una domenica qualsiasi, se non fosse che il territorio piemontese viene attraversato da un treno pieno di scorie provenienti da Saluggia. A Vercelli, Chivasso, Avigliana si raccolgono centinaia di persone che protestano contro questo passaggio, che non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. Partiamo per Avigliana per portare la voce del circolo, che ha appena finito di togliere il gazebo della prima uscita pubblica. Andiamo per ribadire il nostro no al nucleare: stiamo ancora pagando gli effetti della prima stagione nucleare e non ne vogliamo una seconda. Arriviamo, finalmente, alla stazione di Avigliana: l’atmosfera è accogliente. C’è musica, si parla, si ride, si discute: si comprende l’importanza del momento politico – il referendum – e della necessità di mantenere alta l’attenzione.

La stazione è composta da tre-quattro binari, un sottopasso e un’edicola proprio nel mezzo dell’uscita. Poche vie di fuga. Finora non si è vista molta polizia; ma tutti sanno che arriveranno in forze per impedire qualsiasi forma di protesta. Bisogna sempre prepararsi al peggio: c’è chi dice che arriveranno 20 camionette, altri dicono 50. C’è anche un infermiere del 118 pronto ad intervenire: quando c’è stato il passaggio del primo treno, due mesi fa, c’è stata una carica, una tra le diverse fatte in questo territorio forte dell’opposizione alla TAV.

Anche il tempo si sta ribellando: sale il vento per portare via dall’Italia la possibilità del nucleare. In assemblea si discute di come agire: da una parte solo imposizioni e scorte, dall’altra democrazia praticata, senza troppe parole e senza troppe esitazioni, senza troppi discorsi sull’opportunità o meno, ma alimentata dalla voglia immediata del rifiuto dei propri corpi a quello che potrà capitarci. Anche noi siamo d’accordo: qui si è un gruppo che ha scelto un percorso politico da seguire, dal basso. Ci sistemiamo in stazione. Arrivano diverse camionette di polizia, carabinieri e, in ultimo, finanzieri. Si avvicinano e si alza un grido: A SARÀ DÜRA!

Sono molti. I tutori dell’ordine vanno giù pesante usando più volte il manganello e gli anfibi e gli scudi contro persone che pacificamente difendevano il diritto alla salute e ad essere informati. Alla fine la polizia riesce a circondare il folto gruppo di manifestanti e portarli fuori dalla sede dei binari. Aspettiamo, tra una sigaretta ed un’altra, il passaggio del treno: intanto tutto risplende a giorno a causa dei lampeggianti delle camionette. Il treno arriva scortato come un capo di stato. L’Italia di oggi non difende i cittadini ma i rifiuti: da Napoli a Chiaiano ai siti nucleari difendiamo il prodotto della nostra società.

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